Rum: dalle navi pirata ai banconi dei bar

Rum: dalle navi pirata ai banconi dei bar

Iniziamo a parlare di distillati partendo dal mio preferito: il rum.

Chi non conosce la celebre canzone pirata?

“Fifteen men on a dead man’s chest. Yo-ho-ho and a bottle of rhum. Drink and the devil had done for the rest. Yo-ho-ho and a bottle of rhum. The mate was fixed by the bosun’s pike. The bosun brained with a marlinspike. And cookey’s throat was marked belike It had been gripped by fingers ten; And there they lay, all good dead men Like break o’day in a boozing ken Yo ho ho and a bottle of rhum.”

Ci sono molte leggende riguardo al rum e alla pirateria e in questo articolo proverò a raccontarvi tutto quello che so al riguardo.

Questo distillato pare abbia fatto la sua comparsa qualche millennio prima di Cristo tra la Cina e l’India.

Andando avanti con gli anni, Marco Polo (siamo nel XIV secolo) scriveva di aver bevuto “un ottimo vino di zucchero” durante i suoi celebri viaggi in Oriente.

Le tracce della prima distillazione in Europa risalgono al XV secolo: i londinesi avevano imparato a produrre un liquore dalla distillazione del succo delle canne da zucchero importate dalle Indie.

Successivamente alla scoperta dell’America, a Londra continuarono a produrre questo alcolico utilizzando stavolta le canne da zucchero importate dal Nuovo Continente.

La produzione nella zona dell’America Centrale e dei Caraibi invece pare sia iniziata nel XVI secolo. Gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni infatti scoprirono che si poteva distillare rum anche dalla melassa, (scarto del processo di lavorazione dello zucchero di canna).

Ecco svelato l’arcano “Caraibi > Rum”. Per chiudere il cerchio, però, mancano solo i pirati!

Siamo in un’epoca in cui centinaia di navi attraversano l’Oceano Atlantico da parte a parte: navi mercantili che dalle americhe vanno a rifornire i mercati europei; navi militari che spesso fanno da scorta a preziose navi mercantili e infine navi di pirati che vogliono rubare il contenuto delle navi mercantili e spesso vogliono anche impossessarsi delle veloci navi militari.

E cosa c’entra il rum in tutto questo?

Le traversate atlantiche erano molto lunghe e gli equipaggi avevano bisogno di mangiare e bere.

Alcuni equipaggi scoprirono presto a loro spese che era impossibile trasportare acqua potabile nelle botti di legno perché dopo qualche giorno si formavano alghe all’interno dei barili e all’epoca non erano ancora stati inventati i dissalatori.

La soluzione era bere alcol! E l’unica bevanda alcolica disponibile in grosse quantità e a buon mercato era proprio il rum.

Ma il rum è stato anche la bevanda ufficiale della marina britannica dal 1655 (anno della conquista della Giamaica) fino al 30 luglio 1970, giorno in cui il parlamento britannico legifera contro il “tot”, modo in cui i marinai definivano la loro razione quotidiana di rum (il celebre black tot day).

A seguito della comparsa a bordo dello scorbuto, malattia generata dalla carenza di vitamina C, si iniziò a mescolare il rum con del succo d’arancia o di limone.

Nel 1756 poi, l’Ammiraglio Edward Vernon decise che la mezza pinta di rum andava servita con l’aggiunta di acqua: nacque così il Grog, il cui nome deriva dal soprannome dell’Ammiraglio Vernon – Old Grogg – per via della sua abitudine di presentarsi sul ponte della nave con cappotto di grogrè.

Mezza pinta di rum, un quarto d’acqua, un cucchiaio di zucchero e una buccia di limone, il tutto servito per metà prima di mezzogiorno e l’altra metà a fine giornata.

E mentre la marina inglese beveva rum annacquato, si narra che i pirati fossero soliti bere rum mescolato con polvere da sparo per darsi la carica prima degli assalti alle navi.

Se siete curiosi di assaggiare il Grog preparato secondo la ricetta originale della marina britannica, andate al supermercato e comprare una bottiglia di Captain Morgan.

Un altro aneddoto è quello secondo cui il corpo del celebre Ammiraglio Nelson, ucciso nel 1805 nel corso della battaglia di Trafalgar, venne trasportato in Inghilterra dentro una botte di rum nella speranza che l’alcol conservasse la salma.

Una volta che la nave approdò in porto, si scoprì che nella botte non c’era rum. I marinai infatti avevano forato il fondo della botte e bevuto tutto il rum, bevendo in questo modo anche il sangue di Nelson. Questa leggenda è la base sulla quale viene usata il termine “sangue di Nelson” per definire il rum.

Nel prossimo articolo vi parlerò dei vari tipi di rum, nel frattempo Seguiteci su Facebook

 

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